A chi spetta il reddito di cittadinanza? Proviamo a fare chiarezza

Il reddito di cittadinanza è una delle manovre più attese ma anche una tra le più discusse degli ultimi anni. Se da un lato aiuterà gli oltre 9 milioni di cittadini in povertà assoluta, dall’altro rischia di favorire l’assistenzialismo (in negativo). Ma come funzionerà? Facciamo un pò di chiarezza.

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IL REDDITO DI CITTADINANZA

Ancora dubbi sulla nuova manovra voluta dal Movimento 5 Stelle, tra i vari aggiornamenti, l’ultimo di ieri “Arriverà ad Aprile”. La manovra del Reddito di Cittadinanza è sicuramente una delle più discusse degli ultimi anni, principalmente per l’enorme costo che avrà per lo stato, senza che questo porti ad una soluzione apparente.

Ma la domanda che si fanno tutti è: a chi spetterà il reddito?
Secondo il Movimento, la manovra dovrebbe aiutare 5 milioni di persone, in stato di povertà assoluta, tra questi anche 1,6 milioni di cittadini stranieri, a queste si devono aggiungere tutti coloro che sono in poverà relativa o potenziale, fanno parte di questa fascia coloro senza un lavoro di lunga durata e le fasce deboli del mercato o i disoccupati.
Secondo un’inchiesta del Sole 24 Ore, si stima che la misura andrà a riguardare 9 milioni di persone, e non 6 milioni come asseriva il M5S. Per cui un intervento che doveva riguardare l’8,4% della popolazione, potrebbe arrivare a coinvolgerne il 15,6%.
Un ulteriore problema di questa manovra, è l’ammontare dell’assegno, quasi più del doppio rispetto ad altri paesi esteri in cui la misura funziona. Per esempio in Germania sono circa 400 euro, in Grecia addirittura solo 100. In Italia si stima che sia di ben 780 euro. Quindi inglobando nell’azione il doppio della platea e con un assegno nettamente superiore, i 9 miliardi messi a disposizione con la legge di bilancio non basteranno.

UN PROBLEMA TUTTO ITALIANO

Altra problematica da affrontare sarà l’inefficienza del circuito dei centri per l’impiego Italiani, che ormai, svolgono un ruolo quasi ininfluente nel Sistema Lavoro. Mancanza di personale, annunci di lavoro assenti, scarsa alfabetizzazione informatica del personale sono tutti problemi noto. In assenza di un radicale aggiornamento dell’infrastruttura a livello nazionale, sarà impensabile poter offrire almeno 3 possibili offerte di lavoro ad ogni singola persona.

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Ultimo problema ma non meno importante, è il gap tecnologico che perdura in maniera costante tra i cittadini di questo paese. Si pensa alla creazione di una apposita app associata alla card. Ma rimane il dubbio se i 9 milioni di Italiani abbiano tutti uno smartphone e se lo sappiano usare in autonomia.

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